Parrocchia S.Agata sul Santerno

mercoledì, 09 dicembre 2009

Media e insensibilità verso il male 

Cari fratelli e sorelle! Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile di­screto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cap­pelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mo­saico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.
  Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con
la sua presenza? Ricorda che «dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» ( Rm 5,20) – co­me scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Im­macolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio. Q uanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, a­bituandoci alle cose più orribili, facendoci di­ventare insensibili e, in qualche maniera, intos­sicandoci, perché il negativo non viene piena­mente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria del-
la Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.
  Nella città vivono – o sopravvivono – persone in­visibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ulti­mo, finché la notizia e l’immagine attirano l’at­tenzione. È un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima na­sconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il de­siderio di essere accolto come persona e consi­derato una realtà sacra, perché ogni storia uma­na è una storia sacra, e richiede il più grande ri­spetto.
 
L a città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore
di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il ma­le e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giu­dicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve senti­re il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre «spettatori», come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti «attori» e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri. Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’a­ria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. È vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto perico­loso. È l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardar­ci in faccia... La città è fatta di volti, ma purtrop­po le dinamiche collettive possono farci smarri­re la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei cor­pi, e questi corpi perdono l’anima, diventano co­se, oggetti senza volto, scambiabili e consumabi­li.
  Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difende­re la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. È la pu­rezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri co­me li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardar­li con misericordia, con amore, con tenerezza in­finita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. «Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia».
 
V oglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare que­sta legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e rara­mente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, la­mentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o me­glio, cambia le persone e, di conseguenza, mi­gliora la società. Cari amici romani, e voi tutti che vivete in que­sta città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Ma­ria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pres­sante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha ab­bondato il peccato, possa sovrabbondare la gra­zia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vi­ta! E la città sarà più bella, più cristiana, più u­mana. Grazie, Madre Santa, di questo tuo mes­saggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, Salus Populi Romani, pre­ga

 per noi!

 Benedetto XVI

8 dicembre 2009


scritto da: agatasanterno alle ore 14:30 | link | commenti
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domenica, 29 novembre 2009

Avvento con Nilde e S. Francesco

Giovedì 3 dicembre alle ore 20,00 nella saletta adiacente la chiesa parrocchiale, l’insegnante Michele Tarlazzi e la nipote della venerabile Nilde Guerra, Maria Teresa Contarini, proporranno ai ragazzi di terza media e prima superiore la presentazione multimediale “La Nilde sarà quello che vorrà il Signore”, realizzato per presentare la vita e la spiritualità della giovane di S. Potito. “Abbiamo pensato di proporre Nilde – spiega l’Arciprete don Renzo Tarlazzi – perché è una ragazza semplice, ma di grande spessore spirituale, che ben si presta per aiutare i ragazzi a preparare la venuta del Messia nel mondo e nel cuore di tutti. Come Gesù anche Nilde cercò uno ad uno i suoi “figli”, educandoli perché fossero in grado di stare vicino a Dio”. L’incontro sarà preceduto, alle ore 18,45, da una cena a base di pizza.

Giovedì 17 dicembre, in chiesa alle ore 20,00, i bambini della Primaria e i ragazzi della Secondaria di 1° grado, coadiuvati da maestre e professori, offriranno a genitori e parenti “Greccio 1223 – S. Francesco e il presepe”. Attraverso letture, canti e musiche verranno riproposte le suggestioni del presepe realizzato da S. Francesco d’Assisi così come furono raccontate nella Vita Prima di Tommaso da Celano.

 


scritto da: agatasanterno alle ore 08:18 | link | commenti
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sabato, 14 novembre 2009

Nuovo parroci ad Alfonsine, Traversara e Boncellino

L’anno sacerdotale chiede, a sacerdoti e comunità parrocchiali, una presa di coscienza sull’identità del sacerdote, sulle problematiche pastorali oltre a una riflessione su quale futuro avranno le nostre comunità parrocchiali vista la perdurante scarsità di sacerdoti.

Il nostro vicariato, le unità pastorali e le singole parrocchie, in questi mesi sono messi concretamente di fronte a questa realtà grazie ad  alcuni trasferimenti di sacerdoti per far fronte e garantire più servizio possibile alle parrocchie.

I fedeli laici, almeno quelli che ritengono il prete fondamentale per la vita di una comunità, devono porsi in un’ ottica più aderente a un mondo in trasformazione e avvicinarsi ai loro parroci come lievito che fermenta per una crescita della vita cristiana.

Oggi il bisogno di essere presente nella Chiesa è l’intima convinzione di essere discepoli di Cristo.

Con questi sentimenti ci accingiamo ad accogliere ad Alfonsine, il 28 novembre alle ore 16,00, don Davide Ferrini, che lascia le parrocchie di Traversara e Boncellino, e don Giuseppe Gallazzi, per 14 anni parroco di Cotignola.

Mentre ci prepariamo ad accoglierli, salutiamo e ringraziamo i padri Maristi nelle persone di padre Renato e padre Renzo che hanno dato continuità in questi anni nelle parrocchie di S. Maria, Sacro Cuore e S. Giuseppe in Fiumazzo con dedizione e lodevole servizio.

La generosità nel servizio pastorale di don Davide e di don Giuseppe devono trovare le comunità parrocchiali grate al Signore per il dono del sacerdote che rende presente Gesù in mezzo alla gente.

Mi auguro che non mancherà l’entusiasmo e la cordialità verso questi bravi sacerdoti, coadiuvati da una fattiva e valida collaborazione da parte di tutti.

Con la partenza di don Davide Ferrini, le parrocchie di Traversara e Boncellino vivranno, rispettivamente il 16 e il 17 gennaio 2010, l’insediamento del nuovo parroco, don Tiziano Zoli.

Don Tiziano, un sacerdote giovane e dinamico, metterà a disposizione le sue doti umane e sacerdotali a servizio delle sue parrocchie, dell’Unità pastorale e di tutto il Vicariato e questo mi fa ben sperare per i frutti spirituali e pastorali che ne deriveranno dal suo impegno.

Il nostro Vicariato costa, complessivamente, di 18 sacerdoti e di 21 parrocchie con 4 comunità di religiose, impegnate nelle scuole dell’infanzia e nella pastorale, e un monastero di suore di clausura.

Lo Spirito santo illumini e fortifichi le nostre menti e i nostri cuori per essere validi lavoratori e annunciatori del Vangelo nella vigna del Signore e in questa porzione della nostra Diocesi.

Don Renzo Tarlazzi

Vicario Foraneo

 

 

 


scritto da: agatasanterno alle ore 19:00 | link | commenti
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venerdì, 11 settembre 2009

Bagnasco: «Il cattolicesimo fa parte della storia italiana»
La conoscenza del fatto cristiano, del cattolicesimo, fa parte della storia italiana: l'insegnamento dell'ora di religione non è dunque catechismo ma riguarda la dimensione culturale ed è previsto dalla revisione del Concordato. È quanto ha detto oggi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. Il cardinale si trovava infatti nell'oratorio di Genova di Ponte Decimo per la firma di un accordo tra Regione e Curia arcivescovile in attuazione della legge regionale che prevede erogazione contributi agli oratori che si attrezzano per le attività dei ragazzi e dei giovani.Il cardinale ha spiegato che "la conoscenza della dottrina del fatto cristiano e cattolico è parte della nostra storia".

"Non è una dimensione catechetica - ha aggiunto - ma una dimensione culturale, quella che deve essere presente, che è presente, nel quadro delle finalità della scuola come recita la revisione del Concordato".Il presidente dei vescovi italiani ha ulteriormente spiegato che quella fra Stato e Chiesa è "un'intesa che parla molto chiaro, parla del valore della religione in generale, nell'educazione completa e integrale della persona" quindi "della dimensione religiosa cristiana e cattolica, la forma religiosa più tradizionale della storia italiana". "Strada facendo le cose bisogna ricordarsele perchè possono essere dimenticate oppure interpretate diversamente", ha concluso il cardinale.

scritto da: agatasanterno alle ore 08:20 | link | commenti
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venerdì, 28 agosto 2009

Festa ella Madonna della Cintura

Domenica 6 settembre, la comunità di S. Agata sul Santerno festeggerà con il Vescovo diocesano la Madonna della Cintura, madre di consolazione.

“La festa – riferisce l’arciprete, don Renzo Tarlazzi – sarà preceduta da quattro giorni (2-3-4-5-settembre) nei quali, durante la celebrazione della S. Messa (ore 9.00) e la recita del Rosario (ore 20.30), rifletteremo sul ruolo di Maria nella vita del cristiano.

Domenica 6 settembre celebreremo due S. Messe alle ore 8.30 e alle 10.30. Alle 20.30 sarà presente il nostro Vescovo, mons. Claudio Stagni, che presiederà la celebrazione liturgica e vivrà con noi la processione per le strade del paese che si snoderà per le vie Baldi, Cavour, Gramsci, Marx, Allende, M.Teresa di Calcutta, D’Acquisto, Bachelet, Marconi, Vittorio Emanuele II, p.zza Umberto I. La processione sarà preceduta dalla Banda “Città di Russi”. Terminato il momento liturgico, la festa proseguirà sulla piazza antistante la chiesa.

Questa festa per noi rappresenta un po’ la ripresa a pieno ritmo delle attività pastorali dopo il rallentamento estivo. In mezzo a noi saranno anche tre Figlie della Madonna del Divino Amore che prenderanno il posto di suor Giusy e suor Eurosia, richiamate a Roma per essere destinate ad altro incarico. Le suore si occuperanno dell’ insegnamento, della catechesi, liturgia e pastorale”.


scritto da: agatasanterno alle ore 16:26 | link | commenti
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sabato, 25 luglio 2009

Vacanze, per arricchirsi

messaggio del vescovo di Faenza - Modigliana, Claudio Stagni, a chi parte per le ferie estive

La tradizione di un saluto a chi andava in vacanza ha spesso rappresentato il bisogno di accompagnare chi si allontanava da casa per qualche tempo con alcune raccomandazioni. Erano quasi sempre gli stessi inviti, che avevano l’intento di mostrare una protezione ritenuta più necessaria durante l’assenza. Il contesto oggi è decisamente diverso, e lo spirito con cui si saluta chi parte, per periodi sempre più corti, non è più quello di una volta, forse perché la comunicazione tramite cellulare praticamente continua, toglie l’impressione della distanza.

La vacanza, se non un vero e proprio diritto, è una opportunità favorevole che consente la variazione sul ritmo spesso frenetico delle nostre giornate, l’interruzione di uno standard ripetitivo e l’occasione di un maggiore riposo. Poi non sarà così per tutti.

Dal punto di vista pastorale cambiano i programmi delle parrocchie e si introducono delle opportunità nuove soprattutto per i ragazzi e i giovani con i campi scuola. Anche l’estate è un tempo favorevole per lo spirito e per la propria formazione.

La considerazione che quest’anno mi pare opportuno rivolgere a chi ha la possibilità di lasciare la propria casa e fare una vacanza in un luogo di villeggiatura, è l’invito a fare tesoro dei valori spirituali e culturali dei luoghi raggiunti. Normalmente le comunità di accoglienza si premurano di offrire occasioni di festa, di divertimento, di tradizioni alimentari ecc. Ma non mancano anche le offerte di interesse culturale e perfino di formazione spirituale, soprattutto nei luoghi più frequentati dai turisti.

Il tempo di vacanza può essere l’occasione per una vera ricreazione dello spirito; può essere bello per sé e incoraggiante per chi le ha predisposte approfittare delle proposte più significative. Il tempo libero non è un tempo necessariamente vuoto, ma è quello che liberamente occupiamo di ciò che abbiamo sempre desiderato.

Quindi insieme all’augurio sincero di buone vacanze, rivolgo l’invito a far tesoro di tutto ciò che di bello potete trovare dove andate, o anche vicino a casa per chi rimane.

 

                                          + Claudio Stagni, vescovo

scritto da: agatasanterno alle ore 11:36 | link | commenti
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mercoledì, 15 luglio 2009

I punti salienti dell'enciclica di Benedetto XVI "Caritas in Veritate"

« La Carità nella ve­rità, di cui Gesù s’è fatto testimo­ne » è «la principale forza pro­pulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera». È l’ incipit della Cari­tas in veritate , terza enciclica di Benedetto XVI, che il Papa indirizza al mondo cattolico e «a tutti gli uomini di buona volontà». Centoquarantadue pagine, suddivise in sei capi­toli, più un’introduzione e u­na breve conclusione.
 Introduzione –
Il Pontefice ri­corda che «la carità è la via maestra della dottrina socia­le della Chiesa». Tuttavia, da­to «il rischio di estrometterla dal vissuto etico», essa va co­niugata con la verità, perché «un Cristianesimo di carità senza verità può venire facil­mente scambiato per una ri­serva di buoni sentimenti, u­tili per la convivenza sociale, ma marginali». Quando inve­ce, lo sviluppo ha bisogno della verità, altrimenti «l’agi­re sociale cade in balia di pri­vati interessi e di logiche di potere, con effetti disgrega­tori sulla società».
 Capitolo I –
Benedetto XVI lo dedica alla Populorum pro­gressio
  di Paolo VI, ricordan­do come «senza la prospetti­va di una vita eterna il pro­gresso umano in questo mondo rimane privo di re­spiro ». Montini ribadì «l’im­prescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia», e nella
Humanae vitae «indica i forti legami e­sistenti tra etica della vita ed etica sociale». Un «collega­mento » che anche oggi la Chiesa «propone con forza», in quanto lo sviluppo è dav­vero «integrale» quando è «volto alla promozione di o­gni uomo e di tutto l’uomo». Infatti «le cause del sottosvi- luppo non sono primaria­mente di ordine materiale», ma innanzitutto nella vo­lontà, nel pensiero e ancor più «nella mancanza di fra­ternità tra gli uomini e i po­poli ». «La società sempre più globalizzata – rileva – ci ren­de vicini, ma non ci rende fra­telli ».

 Capitolo II –
L’esclusivo o­biettivo del profitto «senza il bene comune come fine ulti­mo rischia di distruggere ric­chezza e creare povertà». Un’attività finanziaria «per lo più speculativa», i flussi mi­gratori «spesso solo provoca­ti » e poi mal gestiti, «lo sfrut­tamento sregolato delle ri­sorse della terra» rappresen­tano «distorsioni dello svi­luppo » rispetto ai quali il Pa­pa invoca «una nuova sintesi umanistica». La crisi «ci ob­bliga a riprogettare il nostro cammino». Dopo la fine dei «blocchi», ricorda papa Rat­zinger, Giovanni Paolo II ave­va chiesto «una riprogetta­zione globale dello sviluppo», ma ciò «è avvenuto solo in parte». Le persone appaiono sempre più smarrite e debo­­li, mentre invece «il primo ca­pitale da salvaguardare e va­lorizzare è la persona nella sua integrità». Il Pontefice a­nalizza i rischi di smarrimen­to delle culture, affronta lo «scandalo della fame», sotto­linea come il rispetto per la vita «non può in alcun modo essere disgiunto» dallo svi­luppo dei popoli. E, sulla glo­balizzazione, afferma: «Sen­za la guida della carità nella verità, questa spinta planeta­ria può concorrere a creare ri­schi di danni sconosciuti fi­nora e di nuove divisioni».
 Capitolo III –
Parlando di fra­ternità, sviluppo economico e società civile, papa Ratzin­ger mette in evidenza come la convinzione di autonomia dell’economia dalle «influen­ze di carattere morale ha spinto l’uomo ad abusare del­lo strumento economico in modo persino distruttivo». Ma ciò, e l’esperienza l’ha di­mostrato, non è vero. Il mer­cato, «senza forme interne di solidarietà e di fiducia reci­proca non può pienamente espletare la propria funzio­ne »; esso deve «attingere e­nergie morali da altri sogget­ti » e non deve considerare i poveri un «fardello, bensì u­na risorsa». Riprendendo la
 Centesimus annus ,
il Papa in­dica la «necessità di un siste­ma a tre soggetti» – mercato, Stato e società civile – e inco­raggia una «civilizzazione dell’economia»; così, osser­va, la gestione della crisi at­tuale «non può tenere conto degli interessi dei soli pro­prietari », ma «deve anche far­si carico» della comunità lo­cale. Alla globalizzazione ser­ve «un orientamento cultu­rale personalista e comunita­rio, aperto alla trascendenza» capace di «correggerne le di­sfunzioni ».
 Capitolo IV –
Riflettendo su sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente, il Papa ri­badisce che «l’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi bensì di un’etica amica della perso­na ». La stessa centralità della persona deve essere il princi­pio guida «negli interventi per lo sviluppo» della coopera­zione internazionale, che de­vono sempre coinvolgere i beneficiari. Quanto all’am­biente, Benedetto XVI ricorda come per il credente la natu­ra è un dono di Dio da usare responsabilmente, e «l’acca­parramento delle risorse» da parte di Stati e gruppi di po­tere «un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi po­veri ». Le «società tecnologi­camente avanzate possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico».
 Capitolo V –
Qui il Papa evi­denzia che «lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia». Con «la negazione del diritto a pro­fessare pubblicamente la propria religione», la politica «assume un volto opprimen­te e aggressivo», e «nel laici­smo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo» tra la ragio­ne e la fede, rottura che «com­porta un costo molto gravo­so per lo sviluppo dell’uma­nità ». Non manca un riferi­mento al principio di sussi­diarietà, che rappresenta «l’antidoto più efficace contro ogni forma di assistenziali­smo paternalista». Il Papa e­sorta poi gli Stati ricchi a «de­stinare maggiori quote» del Pil per lo sviluppo, in parti­colare all’istruzione e alla for­mazione «integrale». Quanto poi al fenomeno «epocale» delle migrazioni, ricorda che ogni migrante «è una perso­na umana» che «possiede di­ritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione». E conclude con un richiamo «all’urgenza della riforma» dell’Onu e «dell’architettura economica e finanziaria in­ternazionale », auspicando «la presenza di una vera Autorità politica mondiale».
 Capitolo VI –
Affrontando la relazione tra sviluppo e tec­nica, il Papa mette in guardia dalla «pretesa prometeica» secondo cui «l’umanità ritie­ne di potersi ricreare avva­lendosi dei 'prodigi' della tecnologia». La tecnica infat­ti non può avere una «libertà assoluta». Campo primario «della lotta culturale tra l’as­solutismo della tecnicità e la responsabilità morale del­l’uomo è oggi quello della bioetica», spiega Benedetto XVI, affermando che «la ra­gione senza la fede è destina­ta a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza».
 Conclusione –
Lo sviluppo «ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera», di «a­more e di perdono, di rinun­cia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace».


scritto da: agatasanterno alle ore 19:14 | link | commenti
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venerdì, 03 luglio 2009

Nuova enciclica del Papa,
presentazione il 7 luglio
Sarà presntata il prossimo 7 luglio l'attesa enciclica sociale di Benedetto XVI «Caritas inveritate».

Questa mattina, intanto, nell’udienza generale, davanti a circa 14 mila fedeli, il Papa si è soffermato sulla fine dell’Anno Paolino e sull’inizio dell’Anno Sacerdotale, auspicando che quest’ultimo «costituisca per ogni sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione».

Citando san Giovanni Maria Vianney, al quale l’Anno sacerdotale è dedicato, nel 150° anniversario della morte, Benedetto XVI ha sottolineato che «nella vita del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai separabili, come non vanno mai separati identità ontologico-sacramentale e missione evangelizzatrice». Il «fine» della missione di ogni presbitero, ha spiegato infatti, il Papa, è «cultuale», perché «tutti gli uomini possano offrirsi a Dio come ostia viva,santa e a lui gradita ricevendone quella carità che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni agli altri».

«L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri - ha proseguito il pontefice - non sono tanto temi di una morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale della moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con quello di Cristo».

«Attraverso l’annuncio del Vangelo», ha spiegato Benedetto XVI, i sacerdoti infatti «generano la fede in coloro che ancora non credono, perché possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio, che si traduce in amore per Dio e per il prossimo». «A fronte di tante incertezze e stanchezze anche nell’esercizio del ministero sacerdotale – l’esortazione del Papa - è urgente il recupero di un giudizio chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina». Anche per i preti, ha detto il Papa, vale quanto da lui raccomandato nella sua prima enciclica, Deus caritas est: «All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

scritto da: agatasanterno alle ore 16:44 | link | commenti
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sabato, 20 giugno 2009

Indagine Censis sui giovani

Una società lassista, dove tutto è consentito. È la trasgressione oggi non scandalizza più nessuno, anche se vorrebbero più severità. È la società di oggi vista dai ragazzi dai 18 ai 30 anni nell’ultima indagine del Censis svolta su un campione di 450 giovani. Secondo l’indagine, «se esiste ancora un richiamo collettivo condiviso è il primato del soggetto. Il criterio di legittimità del comportamento è la scelta individuale.Vince il gioco virtuale dell’affermazione di sè». Rispetto a questo dato, però, il 67% ritiene che la società esprima una debole condanna per i comportamenti considerati «riprovevoli», come l’imprenditore affermato che usa lavoratori in nero, il professore universitario che fa carriera con i concorsi truccati o la donna che usa il proprio corpo per fare carriera. Oggi i giovani pensano che avere successo nella vita significa realizzare le proprie aspirazioni (37,9%), ma anche fare qualcosa di utile per gli altri (26%) e essere se stessi (25%). Ma il modello vincente che la società propone è quello diventare ricchi e famosi (lo pensa il 31% degli intervistati). Tra i comportamenti, sostiene il Censis, il tempo libero si accompagna ad un alta gamma di azioni fortemente a rischio. Il sabato sera si registra il picco di giovani che dichiarano di aver bevuto alcol (l’86% circa a fronte del 3,9% dei ragazzi che bevono, ad esempio il lunedì). «Tutto è consentito - ha spiegato il presidente Censis, Giuseppe De Rita - a chi pensa a esaltare se stesso». Questo lungo ciclo della «coazione a essere se stessi» e del «solipsismo etico (cioé decido io cosa è bene è cosa è male) è cominciato 40 anni fa: «è un ciclo destinato a un silenzioso sfarinamento, pechè il solipsismo finisce per distruggere se stesso come 'principe del mondo'».


scritto da: agatasanterno alle ore 08:44 | link | commenti (1)
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giovedì, 07 maggio 2009

Vicariato "Venerabile Nilde Guerra"

60° anniversario della morte della

venerabile Nilde Guerra

 

Biografia di Nilde Guerra

Nilde Guerra nacque a S. Potito di Lugo (RA), Diocesi di Faenza, il 30.1.1922. Frequentò le quattro sole classi elementari. Crebbe spiritualmente al contatto col Vangelo e con la Comunione Eucaristica quotidiana. A 16 anni sentiva vivo il desiderio di farsi religiosa. A 21 anni, il 5.3.1943 entrò fra le Ancelle del S. Cuore di Gesù agonizzante di Lugo, ma appena un mese dopo ne dovette uscire per ordine del medico. Gesù voleva che ardesse di amore per Lui, ma nel mondo.

Intensificò allora la sua vita spirituale: preghiera, silenzio, mortificazione, e si dedicò all’apostolato parrocchiale, specie nell’Azione Cattolica e come maestra di catechismo.

Nel 1949 il morbo si fece più violento. La sua fortezza fu eroica: temeva di non soffrire abbastanza per la conversione dei peccatori per i quali si era offerta vittima.

Il 19.5.1949, pochi istanti prima di entrare nella sala operatoria il Signore colse la sua anima ed essa spirò con un sorriso dolcissimo.

Essendosi diffusa la fama della sua santità, il Vescovo di Faenza diede inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione, celebrando negli anni 1983 - 1985 il processo diocesano, la cui validità giuridica venne approvata dalla Congregazione per le Cause dei Santi con decreto del 20 maggio 1988.

La Congregazione delle Cause dei Santi, con decreto del 1 Giugno 2007, ha riconosciuto le virtù eroiche della Serva di Dio CLEONILDE GUERRA, laica, da San Potito di Lugo (1922-1949). Il S. Padre Benedetto XVI, il 16 gennaio 2007, accogliendo e ratificando il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dichiarato: “Consta il grado eroico delle virtù teologali di fede, speranza e carità tanto verso Dio come verso il prossimo, come pure delle virtù cardinali di prudenza, giustizia, temperanza e fortezza e di quelle ad esse congiunte della Serva di Dio Cleonilde Guerra, laica di Azione Cattolica”.

 

PREGHIERA

per impetrare la beatificazione di Nilde

 

O Gesù, ti ringrazio per i doni che hai concesso alla tua serva Nilde Guerra.

Per l’amorosa sottomissione alla tua volontà che Ella mostrò e per il doloroso martirio del cuore che per tuo amore seppe accettare, degnati di manifestare in Lei la potenza del tuo amore e la grandezza della tua misericordia e concedimi la grazia che per sua intercessione ti chiedo.

Tre Gloria.

con approvazione ecclesiastica

 

 

Programma (Chiesa di S, Potito)

Sabato 16 maggio, ore 20,30

Presentazione della mostra "L'amicizia che il cuore desidera. Vita della Venerabile Nilde Guerra"

Interverranno:

S.E. Mons. Claudio Stagni, vescovo di Faenza - Modigliana; Don Maurizio Tagliaferro, Facoltà Teologica dell’ Emilia Romagna, Davide Bertozzi, ricercatore all’Università di Ferrara e curatore della mostra. 

Moderatore: Chiara Silvagni

 

Domenica 17 maggio, ore 17,00

Un gruppo di persone dell'associazione UNITALSI parteciperà alla recita del Rosario presso la casa di Nilde, al termine si recherà nei locali della parrocchia di S. Potito.

Martedì 19 maggio, ore 20,00

Dalla casa di Nilde partirà la processione fino alla chiesa parrocchiale di S. Potito dove sarà celebrata la S.Messa in occasione del 60° anniversario della morte di Nilde.

Presiederà la celebrazione eucaristica S. E. mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì – Bertinoro.


Sabato 23 maggio, ore 21,00

Concerto della corale "A. Corelli" di Fusignano diretta da Paola Pironi.

 

Associazione “Amici di Nilde “

Preso atto che in Diocesi è da tempo attivo un gruppo di fedeli che opera per promuovere e diffondere la conoscenza e la devozione sulla figura della venerabile Nilde Guerra, volendo favorire questo apostolato in modo compiuto, mons. Vescovo ha approvato la costituzione e lo statuto dell’Associazione “Amici di Nilde” con sede in Faenza, Piazza XI Febbraio, 10. Presidente dell’associazione è Emilia Baldini.

 

Mostra

"L'Amicizia che Il Cuore Desidera - Vita della Venerabile Nilde Guerra”

A cura dell'Associazione Amici di Nilde. Curatori: Davide Bertozzi, Chiara Silvagni, Federico Gagliardi, Michela Morelli, Antonella Mazzanti, mons. Pietro Rotondi.

La mostra ripercorre la vita di Nilde e tenta di immedesimarsi con il suo sentire, con il suo modo di essere, di vivere i rapporti e le circostanze, e con la sorgente di tutto questo: la sua amicizia con Gesù. Attraverso l'incontro con dei testimoni, la vita della Parrocchia, l'esperienza della Gioventù Femminile di Azione Cattolica e, più tardi, l'amicizia con le suore del S.Cuore e l'obbedienza alla Madre Generale e a don Parmeggiani, Nilde fa esperienza di Gesù vivo e presente e matura la certezza che Gesù si prende cura di lei e dei suoi desideri più cari, è un grande Amico che accompagna la sua vita. Nilde corrisponde a questo amore gratuito di Gesù con il dono di tutta la sua vita.

Note tecniche: 15 pannelli fronte-retro dimensione 80x110cm  (esclusa la struttura portante).

Costi: E’previsto un contributo da concordare per partecipare alle spese di realizzazione, trasporto e montaggio.

Contatti: Chiara Silvagni 3402993936; Bertozzi Davide 3297506526.

 

Un  piccolo libro per una grande donna: Nilde Guerra

Il libro “Nilde Guerra”, scritto da Suor Lea Montuschi del Monastero di Sant'Umiltà di Faenza (Elledici, Collana Testimoni), è decisamente piccolo di formato, breve (47 pagine)e  poco costoso (1,80 euro), adatto quindi ad entrare in borse e zainetti ed  essere letto e riletto per cercare di conoscere e capire la storia di una ragazza che, pur non avendo fatto niente di eccezionale nei suoi 27 anni di vita, può essere venerata, pregata e imitata.

Suor Lea ci racconta la storia di Nilde, inquadrandola innanzitutto nel luogo e nel periodo storico in cui si è svolta. Si vede così San Potito, piccola parrocchia della nostra diocesi, fra il 1922 e il 1949, e sembra di scorrere un po' di storia recente: la nevicata del 1929, il fascismo, la guerra, il fronte, il difficile dopoguerra con la diffusione del comunismo.

Nilde è una ragazza fisicamente fragile, costretta a convivere fin da piccola con la malattia (gli antibiotici non erano ancora stati inventati e le polmoniti spesso fatali), ma dal carattere forte, determinata a realizzare il proprio progetto di vita: “Io non sono fatta per gli uomini, ma per Dio”.

E' Gesù il grande amore di Nilde, ma non è l'unico: ama anche i genitori, il fratello, le sorelle, la parrocchia, l'Azione Cattolica, le sue Beneamine, le ragazze che incontra in ospedale, tutti.

Suor Lea riesce a farci provare le emozioni di una storia d'amore contrastata (vedi ad esempio il racconto dell'uscita da casa per entrare in convento),  alla cui piena realizzazione sembra opporsi tutto: la famiglia, la salute, le rigide regole dell'ammissione al convento.

Nilde soffre soprattutto  perchè i suoi familiari sono lontani da Dio. Così infatti Nilde scrive al fratello: “Perchè come io soffro quando sono a casa sentendovi bestemmiare e insultare Colui che è la mia vita, la mia gioia, così soffrirei ugualmente da morta.”

Nilde ama e soffre, ama anche nella sofferenza, quando sarebbe più facile concentrare l'attenzione su di sé, sul proprio dolore, e offre la sua sofferenza per amore, offre la sua vita per il bene degli uomini.

La storia ha un lieto fine. Come Nilde aveva previsto, l'Amore vince: “Noi dobbiamo avere la certezza che il bene trionferà, fiorisca anche solo sulla nostra  tomba.”

E' una storia bella, da diffondere, da far conoscere anche ai giovani, perché Nilde ci dice che, se ci fidiamo di Dio, possiamo vivere con amore tutte le situazioni in cui la vita ci pone, anche quelle difficili, e possiamo avvicinare a Lui le persone che amiamo, perché possano essere felici.

Gabriella Reggi

 

Mons. Pietro Rotondi, il primo degli “Amici di Nilde”

Una mostra, un nuovo libro, presentazioni multimediali, il bollettino “Amici di Nilde” a colori, un fumetto, l’associazione voluta dal Vescovo.

Chissà come sarebbe contento mons. Pietro Rotondi (1924 – 2007) che ha curato con passione per molti anni tutte le iniziative per tener viva in Diocesi la conoscenza e la memoria di Nilde Guerra, che ne ha seguito la causa di beatificazione e canonizzazione,  redigendo il Bollettino “Amici di Nilde” e animando la celebrazione anniversaria del 19 maggio a S. Potito!

Chissà come avrebbe gioito alla notizia dell’emanazione del decreto sulle virtù eroiche (1 giugno 2007) avvenuta a poco più di un mese dalla sua morte (21 aprile 2007) quando ancora si stava impegnando come consulente per l’allestimento della mostra che a giorni sarà inaugurata.

Chissà come sarà contento in cielo assieme a Nilde, lui così colto, capace ma, allo stesso tempo così riservato e umile da ben rappresentare il “servo inutile” evangelico.

Mentre fervono i preparativi per celebrare i 60 anni della morte di Nilde, mons. Rotondi è la persona più citata da tutti noi che in qualche modo stiamo lavorando perché l’appuntamento possa portare copiosi frutti spirituali.

Avvertiamo la sua eredità, il suo slancio pastorale e, in qualche modo, ci sentiamo frutti di quei semi che lui ha piantato in tutti questi anni attraverso il suo lavoro.

Chissà se saremo degni di una simile eredità!

Per ora ti diciamo grazie, “don Pietro”. Grazie per quanto hai fatto sulla terra e per quanto farai dal cielo.

 

Materiale audiovisivo

Sono stati predisposti due power point: La Nilde sarà quello che vorrà il Signore” per ragazzi - adulti, presenta la vita e la spiritualità della venerabile Nilde Guerra.“I preti di Nilde” presenta il ruolo avuto dai sacerdoti più vicini a Nilde nel discernere e orientare la sua vocazione.

 

Incontri

Michele Tarlazzi e la nipote di Nilde Guerra, Maria Teresa Contarini, sono a disposizione per incontri nelle parrocchie. Con l’ausilio del power point La Nilde sarà quello che vorrà il Signore” presenteranno, in modo semplice e adatto a tutte le età, la figura di Nilde. Durata della presentazione 60 minuti.

Informazioni contattare Michele Tarlazzi: 3391084970; micheletarlazzi@libero.it.

 

Fumetto

Sul settimanale diocesano “Il Piccolo” usciranno strisce a fumetto, ritagliabili e utilizzabili per presentare Nilde ai più piccoli, a cura di Tommaso Martines.

Informazioni e copie de “Il Piccolo” 0546 22608 ; ilpiccolo@mbox.dinamica.it

 

Immaginette, libri

Curia Diocesi Faenza – Modigliana 0546 21642; Don Giovanni Samorì  (parroco di S. Potito) 0545 25316

Maria Teresa Contarini  0545 34195; Azione Cattolica (Faenza) 0546 22709; Ancelle S. Cuore di Gesù Agonizzante (Lugo) 0545 22572; Unità pastorale “Venerabile Nilde Guerra”: Don Renzo Tarlazzi (arciprete di S. Agata sul Santerno) 0545 45109

 

Visite alla casa di Nilde

Coloro che desiderassero visitare la casa nella quale sono conservati i ricordi di Nilde Guerra, ubicata in via Storta 13 a S. Potito (frazione di Lugo), possono contattare la nipote Maria Teresa Contarini (0545 34195).

 

Per le vostre offerte

Il numero di c.c.p “Amici di Nilde” –  Curia diocesana, piazza XI febbraio,
10 Faenza è 96115639.

 


scritto da: agatasanterno alle ore 09:00 | link | commenti
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